Piramide rovesciata? Le nuove linee guida alimentari USA 2026 e la comunicazione di un’immagine

Il vero problema statunitense non è la bistecca.
È il junk food.
Il 7 gennaio 2026 il segretario dello U.S. Department of Health and Human Services Robert F. Kennedy Jr rilascia nuove linee guida alimentari (Dietary Guidelines for Americans DGA), insistendo sulla necessità di tornare al “real food” — il “cibo vero”.
Ma più del contenuto nutrizionale, a colpire l’opinione pubblica è l’immagine: una rappresentazione che sembra rovesciare la classica piramide alimentare.
Questo articolo non si concentra tanto sulla correttezza scientifica delle nuove linee guida alimentari, quanto sulla strategia comunicativa adottata e sui suoi effetti.
L’obiettivo delle nuove linee guida alimentari USA
I dati sanitari statunitensi sono allarmanti:
- 70% della popolazione in sovrappeso o obesa
- 50% con pre-diabete o diabete
- 75% degli adulti con almeno una condizione cronica
- 90% della spesa sanitaria assorbita da malattie croniche
L’obiettivo dichiarato delle nuove DGA è chiaro:
👉 ridurre prodotti processati e zuccheri aggiunti
👉 aumentare il consumo di cibo non industriale
👉 promuovere maggiore sazietà attraverso proteine e cereali integrali
Cosa cambia davvero a livello nutrizionale?
In realtà, meno di quanto sembri.
Il punto più discusso riguarda la quota proteica: 1,2 – 1,6 g per kg corporeo al giorno (le linee guida italiane consigliano 0,9 g per Kg corporeo al giorno, con aumento per sportivi).
Su questo punto ci sono posizioni più critiche come quella di Franco Berrino e altre più moderate, come quella di Annamaria Colao. Quest’ultima, professoressa di Endocrinologia e malattie del metabolismo presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, considera la nuova modifica un semplice riposizionamento della carne rossa nella piramide alimentare dovuto a cambiamento sociale: rispetto a quando fu teorizzata la dieta mediterranea, oggi la carne è diventata un prodotto economicamente accessibile per tutti. Tuttavia, è bene ricordare che a essere incoraggiato nel documento non è esclusivamente l’assunzione di carne rossa, ma di varie fonti ricche di proteine anche vegetali. Infatti, il vero problema negli USA non consiste nel consumo di carne rossa, ma nel rapporto con il junk food. Altri ritengono invece che questa scelta potrebbe portare a future controindicazioni e che non sia la soluzione giusta per risolvere il problema.
Eppure, tolta questa eccezione della carne rossa, si può convenire sul fatto che, in realtà, non vengono proposti grandi cambiamenti.
Le linee guida alimentari USA 2026 prevedono inoltre:
- 2-4 porzioni di cereali integrali al giorno
- latticini interi senza zuccheri aggiunti
- grassi saturi sotto il 10% delle calorie
- limitazione del sodio
- carboidrati al 40-50% dell’apporto calorico
Il cambiamento principale è una riduzione dei carboidrati e un aumento relativo delle proteine.
L’unico problema emerge quando si considera il conciliarsi dell’assunzione di latticini e carne con il paletto del 10% dei grassi saturi rispetto alle calorie giornaliere: non una sfida impossibile, ma, per mantenere questo equilibrio, bisogna fare attenzione alla tipologia di cibo assunto nella giornata. La strategia punta sulla sazietà: consiglia alimenti che portano a maggior senso di pienezza (proteine, cereali integrali) per ridurre quelli ipercalorici, che lasciano ancora qualche languorino.
Piramide rovesciata o triangolo? Il problema dell’immagine
Ed è qui che la questione si fa interessante.
Cosa comunica davvero l’immagine?
In alto compaiono carne rossa, salmone e formaggio.
In punta, i cereali.
Per un osservatore abituato alla lettura occidentale (alto-sinistra → destra), il messaggio visivo sembra chiaro: priorità alle proteine animali.
Le possibilità interpretative sono due:
1) ritenere che i promotori di questo modello vogliano porsi in diretto contrasto con le linee guida condivise da OMS;
2) applicare all’immagine il principio di carità interpretativa, ovvero attribuire alla posizione analizzata il miglior senso possibile in accordo con le disposizioni promulgate.
1️⃣ Rottura polemica con la piramide del 1992
La nuova rappresentazione potrebbe voler delegittimare le linee guida precedenti, presentate come responsabili della diffusione delle malattie croniche. In questa lettura, l’operazione è politica prima che nutrizionale.
Sebbene sia vero che Kennedy abbia sostenuto in passato opinioni poco ortodosse, accettare questa prima interpretazione significa estendere queste visioni a tutti i ricercatori, a tutte le ricercatrici e agli organismi tecnici che hanno approvato l’immagine: un’ipotesi decisamente difficile da dimostrare.
2️⃣ Lettura caritatevole: non piramide ma triangolo
Applicando il principio di carità interpretativa, l’immagine può essere letta come un triangolo.
La piramide, essendo un solido, si sviluppa su tre dimensioni. Questa struttura permette di individuare chiaramente una punta e una base, conferendo ai contenuti una gerarchia visiva immediata. Nella piramide del 1992 si può notare che la punta contiene ciò che occorre consumare con moderazione, mentre la base gli alimenti cardine. L’elemento della profondità indica quindi, anche nelle rappresentazioni bidimensionali, le frequenze di consumo, assenti in quella del 2026. Come visto in precedenza, i cereali occupano quella che sembra essere la punta della piramide, tuttavia, nelle linee guida non si dice di consumarli solo occasionalmente. Inoltre, a differenza del modello del 1992, quella che dovrebbe essere la base presenterebbe una categoria mista di elementi ad alto contenuto proteico ed elementi vitaminici (frutta e verdura), portando a una comprensione confusionaria.
Se la pensiamo, invece, come un triangolo, possiamo interpretare i tre vertici come i tre elementi essenziali, i t re vertici:
- proteine
- carboidrati
- frutta e verdura
In questo modo si elimina la gerarchia piramidale e si evita l’idea di “base” e “punta”. Questo avrebbe senso anche secondo l’obiettivo delle linee guida perché l’osservatore, non vedendo i grassi come uno dei vertici del triangolo, non dovrebbe considerarlo un pilastro alimentare.
Tuttavia, si potrebbe obiettare che i cibi presenti nel vertice delle proteine contengono tanti grassi (bistecca, salmone e formaggio) e, se venissero assunti giornalmente, ciò non aiuterebbe alla lotta contro l’obesità. Questo punto è corretto, tuttavia va ricordato che un’immagine per essere icastica deve, in prima istanza, essere soprattutto credibile. Se si vuole comunicare un cambiamento alimentare efficace a persone abituate a mangiare nei fast-food, allora si deve cercare un equilibrio: porre immagini come petto di tacchino e tofu sarebbe stato molto più coerente con le linee guida, ma molto meno efficace.
Cosa cambia a livello di comunicazione?
La comunicazione non attacca altre istituzioni sanitarie internazionali, ma mira a delegittimare l’amministrazione precedente.
Sul piano della comunicazione, la svolta è invece profonda. Anche applicando il principio di carità interpretativa, resta però un fatto incontrovertibile: la campagna pubblicitaria si pone come un cambiamento radicale. Nonostante non sia una novità modificare le linee guida ogni 5 anni, la scelta di trasformarlo in un evento mediatico attraverso un announcement ufficiale sul portale rompe col passato: nel momento stesso in cui si seleziona una simile modalità comunicativa, si sta già inviando un messaggio politico preciso. Infatti, il video promozionale assume toni messianici e promette un ritorno al cibo vero, capace di rigenerare le forze della popolazione americana.
A ciò si aggiunge l’individuazione di un “nemico” e una proposta di cambiamento descritta come necessaria per il bene degli Stati Uniti: è categorico eliminare i cibi altamente processati e sostituirli con il cosiddetto “real food”. L’uso di questo termine non è neutro: contrapporre il “cibo vero” a un’altra categoria alimentare trasforma implicitamente quest’ultima nel suo opposto, ovvero in cibo “finto”. Il richiamo alla coppia filosofica del reale e dell’apparente pone una contrapposizione valoriale tra ciò che è vero e ciò che è apparente.[1] Andando più nel dettaglio dell’analisi comunicativa, si può rilevare un chiaro messaggio: se è l’attuale gestione a farsi portatrice della “verità” alimentare, chi l’ha preceduta non solo ha fallito, ma ha permesso la proliferazione del “fake food”. Un sapiente uso di filosofia e di comunicazione permette quindi di:
· declassare il valore ontologico di certi cibi: dire “cibo apparente” significa indicare l’alimento come un non-cibo, ponendolo in analogia con materiali quali plastica e catrame;
· assegnare un valore assiologico, quindi una valutazione positiva, a chi toglie il velo dell’illusione dei cibi finti.
Questo spiegherebbe anche il punto lasciato aperto nel paragrafo precedente sulla contrapposizione con la piramide alimentare del 1992: essa viene in primo luogo pensata negli USA e poi assunta da altre nazioni. Rovesciare la piramide non mira a contrastare le istituzioni e le linee guida di altri paesi, ma a criticare le amministrazioni precedenti.
Obiezione
Si potrebbe obiettare che queste osservazioni sulle comunicazioni siano basate solo su dettagli troppo labili e che anche qui si potrebbe utilizzare il principio di carità interpretativa, avanzato prima per smontare un certo tipo di interpretazione.
Risposta
Allora si deve accogliere di buon grado questa obiezione in modo da approfondire l’argomento: nella Scientific Foundation For The Dietary Guidelines For Americans si legge proprio nella seconda pagina una critica rivolta al report dell’amministrazione precedente. Ad essere messo in discussione è proprio il principio interpretativo delle health equity lens: i primi due paragrafi accusano l’amministrazione precedente di aver imposto filtri interpretativi derivanti da un ambito politico invertendo la sequenza corretta della ricerca scientifica. Detto con le parole del documento: “Science should inform policy – not be constrained by it”.
Conclusione
L’autore ha cercato:
1. di riportare le posizioni principali riguardanti l’aspetto nutrizionale della nuova piramide alimentare;
2. di concentrarsi sulla comunicazione dell’immagine, cercando di avanzare un’interpretazione che ne rendesse ragione delle scelte, pur sottolineandone i limiti;
3. di avanzare un’analisi della strategia comunicativa, individuando le modalità e i reali obiettivi polemici.
La modifica delle linee guida per l’alimentazione negli USA non mira ad indebolire quelle adottate da altre istituzioni e paesi, ma mira a rafforzare il consenso per l’amministrazione vigente indebolendo allo stesso tempo quello per la precedente. Leggere l’immagine come un triangolo permette di cogliere maggiori simmetrie con il testo.
Tuttavia, leggerlo come una piramide capovolta ha portato solo a benefici in termini di comunicazione: l’utente medio abituato a social che forniscono un primato dell’immagine sul testo non ha voglia di leggere le linee guida, ma ha tanta voglia di commentare indignato, contribuendo così ad aumentare la popolarità dell’immagine e della campagna. Con la giusta strategia e con la conoscenza adeguata anche una bistecca può diventare politica.
Articolo scritto da Alessandro Draghi, con la supervisione editoriale di Samantha Lincetto.
[1] Riguardo il concetto di coppie filosofiche cfr. Perelman, C., & Olbrechts-Tyteca, L. (2001). Trattato dell’argomentazione: la nuova retorica. Einaudi.