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Come lo vedo io, come lo vedono gli altri: la comunicazione in un mare di meme

16 febbraio 2026
Redazione
Articolo
Come lo vedo io, come lo vedono gli altri: la comunicazione in un mare di meme

“Alla parola meme, scatenate l’inferno”.

Tra la citazione cinematografica, lo scherzo e l’inevitabile rimando a meme passati (o a meme di meme), l’espressione funziona come introduzione a questo articolo che, senza troppi giri di parole, parla proprio di meme.

La ripetizione è quasi obbligata: non esiste un vero sinonimo che ne restituisca il significato con la stessa precisione. Ed è già un primo punto interessante, perché apre una riflessione linguistica e comunicativa su come oggi si costruisce e si trasmette il senso.

Ma com’è possibile che l’accoppiata immagine + testo, nella sua forma più semplice, sia diventata così potente e pervasiva nella comunicazione digitale?

Cosa si intende per meme oggi?

Disclaimer: potete leggerlo meme, mim, declinarlo come meme, memes o mims. Poco importa. La sua origine, in ogni caso, non è anglofona.

Quando parliamo di meme, infatti, non parliamo solo di ciò che vediamo scorrere quotidianamente sui social. Nell’accezione comune, il meme è un’immagine riconoscibile accompagnata da un testo che ne orienta il significato in chiave ironica.

Questo connubio visivo-linguistico produce un doppio effetto:

  1. comunica un messaggio specifico
  2. contribuisce a ridefinire il significato “globale” dell’immagine stessa

Figure come Bad Luck Brian, Overly Attached Girlfriend o Hide the Pain Harold funzionano proprio così: diventano contenitori semantici condivisi.

Elemento centrale del meme è la viralità: la capacità di propagarsi, replicarsi, trasformarsi. Tema affrontato anche da Vera Gheno sulle pagine dell’Accademia della Crusca già nel 2014.

L’origine del termine “meme”: Richard Dawkins e la trasmissione culturale

Il termine meme nasce ben prima di Internet. È degli anni Venti del Novecento il primo esempio di meme, per come lo conosciamo, nella comparazione tra immagine e fotografia.

È il 1976 quando Richard Dawkins, nel saggio The Selfish Gene, introduce il concetto per indicare una:

“unità di trasmissione culturale”

Il meme, secondo Dawkins, funziona in modo analogo al gene: è una struttura che veicola un frammento di cultura e lo trasmette nel tempo.

Il termine deriva dal greco mimema (“ciò che è imitato”) e richiama per assonanza il concetto di gene. In altre parole: come il gene sta all’organismo, così il meme sta alla cultura.

Questa definizione non esclude quella digitale contemporanea. Al contrario, la spiega. Il meme online è l’evoluzione di un meccanismo culturale preesistente, amplificato da nuovi mezzi di diffusione. Due aspetti risultano centrali: da un lato, potenzialmente qualsiasi oggetto culturale può diventare un meme; dall’altro, il meme si ridefinisce continuamente in base al supporto che lo trasmette. Non a caso, Richard Dawkins è diventato un meme a sua volta.

Meme e cultura: remix, imitazione e comunità

I meme veicolano elementi culturali condivisi e funzionano perché si inseriscono in un contesto riconoscibile da una comunità. Cultura è ciò che viene riconosciuto come noto, ciò in cui una collettività si rispecchia. Può trattarsi di immagini, parole, suoni.

Qualsiasi oggetto culturale può diventare un meme.

La lavatrice del boom economico.
Un hashtag di tendenza.
La Nona di Beethoven.

Con il tempo, i significati si stratificano.

Beethoven non poteva immaginare che la sua composizione sarebbe diventata l’inno dell’Unione Europea. Eppure oggi è anche quello.

Il meme, come un fenotipo culturale, porta avanti questa eredità attraverso la replicabilità, il remix, la rielaborazione continua (qui il riferimento a Lawrence Lessig è quasi obbligato).

Ogni riproduzione rafforza il meme e contribuisce a generare nuova cultura.

I meme nei social network: viralità e rischio semplificazione

Se per lungo tempo il concetto di meme è rimasto teorico, l’avvento dei social network ne ha determinato l’esplosione.

Piattaforme come 4chan hanno dato forma ai primi meme moderni.

Da lì:

  • persone comuni sono diventate famose loro malgrado
  • la politica ha iniziato a usarli
  • il marketing li ha sistematizzati
  • la comunicazione istituzionale li ha incorporati

Il meme permette un riconoscimento rapido ed efficace in un ecosistema dominato dall’immagine.

Alcuni, come Pepe la Rana, sono diventati veri e propri simboli, fino a trasformarsi da meme a stigma.

Il lato critico: il meme semplifica troppo?

I meme sono strumenti comunicativi potentissimi.

Ma portano con sé una tendenza alla semplificazione estrema.

La ricerca dell’ironia e dell’impatto immediato rischia di ridurre questioni complesse a slogan.

In questo senso, il meme sembra confermare la diffidenza platonica verso l’imitazione: una copia che si allontana dalla profondità dell’originale.

Indipendentemente dalla svalutazione platonica della replica artistica, una cosa è certa:

Nel 2025 siamo immersi in un mare di meme.

Ignorarne l’effetto sulla comunicazione e sul pensiero sarebbe un errore.

Come lo vedo io, come lo vedono gli altri: la comunicazione in un mare di “meme”.

Articolo scritto da Damiano Martin, con la supervisione editoriale di Samantha Lincetto.


Fonti: